|
Georgia: A
colloquio con l'Ambasciatore Italiano - II
di Maura
Morandi
Anche in
ambito economico, nel corso degli ultimi anni, è aumentato
l’interesse di imprenditori ed investitori italiani verso la
Georgia. Quali risorse sono fonte di attrazione per gli
investitori italiani e quali i settori economici coinvolti?
L’Ambasciata ha intrapreso iniziative a sostegno di questi nuovo
orientamenti?
L’Ambasciata
a Tbilisi ha organizzato negli ultimi due anni, uno per anno,
due “Business Forum Italia-Georgia”, cioè momenti di incontro
tra imprenditori dei due Paesi, italiani e georgiani, per dare
la possibilità agli stessi di incontrarsi in quadro
istituzionale e cercare di far decollare una collaborazione nel
settore economico che viene fortemente richiesta dalla parte
georgiana e che può portare a sviluppi interessanti per i nostri
imprenditori, quindi con reciproco vantaggio. Il secondo
“Business Forum” è stato aperto dal vice Ministro Urso, e questo
gli ha conferito una particolare autorevolezza. Entrambe le
iniziative, comunque, hanno visto la presenza delle massime
autorità georgiane: Primo Ministro, ministro dell’Economia,
ministro delle Finanze, ministro dell’Agricoltura, etc.
In occasione
della visita del Presidente Saakashvili in Italia, è stata
organizzata invece un’ iniziativa simile a Roma, l’ “Invest in
Georgia”, con rappresentanze molto autorevoli. Si può dire,
quindi, che in questo momento fra i Paesi dell’UE, ma credo che
il discorso possa essere allargato a molti dei Paesi non UE,
l’Italia è quello che finora ha avuto maggiori momenti di
incontro nel settore economico. Non bisogna dimenticare che
abbiamo creato qui nel 2004 il “Comitato degli imprenditori
italiani in Georgia”, un organismo formato da imprenditori
italiani ma anche georgiani che rivestono una carica nel quadro
di aziende italiane. E’ un organo che funziona come organo
consultivo dell’Ambasciatore e dell’Ufficio Commerciale per
meglio organizzare ed articolare il lavoro economico
dell’Ambasciata. Non dimentichiamo, inoltre, che l’Ambasciata è
stata una delle prime della rete a creare lo sportello unico
Ambasciata–Istituto Commercio Estero, sin dal luglio 2003, che
fa in modo che un rappresentante dell’ICE operi all’interno
dell’Ambasciata per collaborare nelle attività di sostegno e di
affiancamento degli imprenditori che le istituzioni fanno in
questo Paese.
Altri
momenti importanti sono stati i progetti finanziati con la Legge
212, progetto del “Telecentro” e progetto “IGEPP”. Entrambi
hanno consentito di approfondire e di studiare la Georgia da un
punto di vista dei potenziali interessi degli operatori italiani
per fornire a questi ultimi una banca dati (IGEPP) o business
analyst (Telecentro), quindi elementi e risorse umane, per
migliorare l’azione di penetrazione della nostra economia e dei
nostri imprenditori in questo Paese.
Questo è il
quadro istituzionale, come si può vedere, ben nutrito nel quale
gli imprenditori sono chiamati a muoversi. Ora quello che noi
abbiamo fatto è di rendere edotto il mondo imprenditoriale ed
economico italiano sulle opportunità esistenti e di dargli gli
strumenti per poter operare il più efficacemente possibile in
Georgia. Adesso tocca a loro decidere se impegnarsi o meno in
questo Paese. I settori nei quali possono attivarsi maggiormente
potrebbero essere il settore edilizio, dei semilavorati, delle
macchine, del turismo dove si potrebbero creare quelle sinergie
che i georgiani tanto auspicano con gli italiani.
Certo, mi
rendo conto che si tratta di un Paese nuovo, di un’area nuova e
noi abbiamo sempre cercato di presentare la Georgia come un
punto di partenza ed uno di arrivo: di arrivo verso tutta la
regione perché la Georgia ha buoni rapporti sia con
l’Azerbaigian che con l’Armenia, mentre non è la stessa cosa tra
questi due, e quindi un imprenditore italiano potrebbe dalla
Georgia coprire tranquillamente le due aree come storicamente,
per certi aspetti, si faceva; punto di partenza verso regioni
più distanti, più verso oriente e verso l’Asia Centrale proprio
per quelle ragioni che elencavo prima quando parlavo del ruolo
geo-strategico della Georgia.
Quali sono
le attività intraprese dall’Ambasciata e dal governo italiano
per favorire l’interscambio culturale tra i due Paesi?
Anche in
questo campo c’è molto da dire perché il mio predecessore ed io
abbiamo cercato di venire incontro alla richiesta di cultura
italiana, in certi casi si può dire alla voglia o alla fame di
cultura italiana che c’è in Georgia e abbiamo cercato di mettere
in piedi una serie di iniziative, alcune di carattere
continuativo altre invece di carattere più una tantum.
Dal punto di
vista continuativo, un aspetto secondo me importante che siamo
riusciti a sostenere ed addirittura a qualificare ulteriormente
è la concessione di borse di studio che hanno consentito a
sempre più studenti georgiani di andare in Italia ed
approfondire la cultura del nostro Paese, soprattutto la lingua,
anche nell’ottica di poter avere, in quelli che poi sarebbero
diventati quadri georgiani, un riferimento italiano.
Negli ultimi
due anni abbiamo lanciato il “Premio Roma” che prevede la
concessione di borse di studio di un anno dei migliori talenti
georgiani in determinati settori, per lo più artistici, per
andarsi a specializzare nelle scuole più prestigiose italiane.
L’abbiamo fatto l’altro anno con grande visibilità, quest’anno
lo stiamo lanciando proprio in questi giorni. Poi abbiamo avuto
ormai già tre settimane della lingua italiana che in realtà in
tutti e tre i casi si sono protratte ben più di una settimana e
che sono consistite di tutta una serie di iniziative per lo più
legate alla lingua e alla letteratura italiana ma non solo,
perché ci sono stati momenti musicali e di presentazione di arti
figurative.
Poi abbiamo
dato vita a tutta una serie di manifestazioni ad hoc anche in
questo caso a carattere musicale, espositivo etc. Quindi, come
vede, i gradi di approccio sono vari e cerchiamo di proporci a
360 gradi e di presentare un po’ tutti gli aspetti della cultura
italiana, di quella passata ma anche di quella presente. Non
dimentichiamo il cinema, perché sono state più d’una le
retrospettive e le rassegne cinematografiche e non dimentichiamo
nemmeno l’opera perché abbiamo organizzato già varie messe in
scena in comune di spettacoli con il Teatro dell’Opera
“Paliashvili” di Tbilisi. Non dimentichiamo infine l’attività di
“scounting” perché siamo riusciti ad inviare in Italia con borse
di studio degli eccellenti giovanissimi cantanti georgiani che
diventeranno sicuramente cantanti di livello internazionale,
dello star system. In totale in questi ultimi tre anni, abbiamo
realizzato almeno una settantina di iniziative, che per
un’Ambasciata che non dispone di grandissime risorse mi sembra
sia una media perlomeno rispettabile.
La Georgia è
uno splendido Paese dal punto di vista naturalistico, molto
interessante da un punto di vista storico-culturale e
geopolitico, ma è anche un Paese caratterizzato da grandi sacche
di povertà ed afflitto fin dalla sua recente indipendenza da due
conflitti interni in Abkhazia ed in Ossetia del Sud che hanno
causato migliaia di rifugiati e profughi. Quali interventi
sostiene lo Stato italiano in campo umanitario a favore della
Georgia?
Noi abbiamo
svolto in questi ultimi tre anni tutta una serie di azioni
umanitarie importanti dal punto di vista dell’impatto sociale,
perché abbiamo donato, a più riprese, aiuti alimentari al
governo georgiano per le fasce più povere della popolazione: lo
stiamo continuando a fare e lo stiamo facendo in questi giorni.
L’Italia credo sia stato uno dei primi Paesi, in termini di
rapidità e di quantità di materiale inviato, ad intervenire in
occasione delle alluvioni dell’anno scorso.
Abbiamo poi
azioni di carattere più tecnico grazie agli strumenti
legislativi italiani per l’assistenza allo sviluppo dei paesi
amici dell’Italia, anche se non esiste una vera e propria
cooperazione allo sviluppo nel senso classico del termine,
perché la Georgia ha una sua dimensione particolare. Malgrado
questo, gli interventi sono stati diversi ed importanti, penso,
per rifarmi a quello che lei dice dei conflitti in Abkhazia ed
in Ossetia del Sud, alle azioni fatte proprio in queste regioni
per assicurare quelle che si chiamano confidence-building e
democracy-building, azioni che si sono poi concretizzate in
singoli progetti per queste popolazioni. Non dimentichiamo però
che accanto a tutto quello che l’Italia fa bilateralmente, c’è
l’aspetto multilaterale: cioè l’Italia è tra i principali
contribuenti di enti ed organizzazioni che operano efficacemente
in Georgia. Parliamo dell’OSCE se ci riferiamo al conflitto in
Ossetia, delle Nazioni Unite se ci riferiamo a quello dell’Abkhazia,
parliamo ovviamente dell’UE e di tutte quelle agenzie che
operano in Georgia e che vedono l’Italia come uno dei principali
finanziatori, essendo l’Italia un Paese del G7 e quindi un Paese
che non può restare indietro in questi settori.
Un’ ultima
domanda. Quali organismi, enti ed associazioni italiane sono
presenti ed operano in Georgia? In che modo l’Ambasciata
sostiene e incoraggia le loro attività?
La Georgia
è, come noto, un Paese che ha acceduto all’indipendenza
all’inizio degli anni ’90 e che ha cominciato quindi ad
affacciarsi sulla scena internazionale come stato indipendente
in tempi piuttosto recenti. Quindi non è ancora diventato un
Paese dove risiedono stabilmente organizzazioni o enti solo
italiani. Certo, esistono diversi operatori italiani in enti ed
associazioni a carattere umanitario che operano qui in Georgia,
uno per tutti è la Caritas, che grazie all’Italia ed in
particolare all’assistenza dell’Ospedale Santo Spirito di Roma,
ha aperto, per esempio, un centro di riabilitazione
post-traumatica due settimane fa. Io sono sicuro che nel corso
degli anni la presenza italiana di enti ed associazioni
diventerà sempre più importante. Sono numerose, inoltre, le
associazioni che dall’Italia si interessano alla Georgia pur non
avendo sede qui. da Sono sempre di più queste organizzazioni che
effettivamente svolgono un’attività encomiabile che secondo me è
molto utilmente completare a quella svolta dall’Ambasciata, che
ha sì prerogative più classiche ed istituzionali, ma che può
comunque sempre fungere da motore o da punto di riferimento per
altri tipi di attività. |