|
Georgia: A colloquio con l'Ambasciatore Italiano - I
di Maura
Morandi
Da ormai tre
anni lei vive in Georgia. Quali sono le caratteristiche
principali di questo Paese situato nel cuore del Caucaso?
Da un punto di
vista personale mi ha colpito il fatto che in una regione ancora
poco conosciuta da parte europea esista comunque una tradizione
antica che ha profondi tratti in comune con quella europea, cioè
il fatto di aver vissuto in qualche modo, talvolta direttamente,
talvolta di riflesso, il mondo greco, il mondo romano e poi di
essere stata insieme all’Italia uno dei primi Paesi cristiani
della storia. Ecco, quindi, quello che ci lega è una comune
tradizione lungo gli anni.
L’intera
regione del Caucaso sembra dal punto di vista geostrategico
un’area dove si contendono la propria influenza da un lato Stati
Uniti ed in parte UE e dall’altro la Russia. Condivide questa
analisi?
Quanto al primo
punto, da diplomatico e cioè da tecnico delle relazioni
internazionali, non mi spingerei a interpretare la dialettica
internazionale che riguarda la Georgia in termini di contesa di
influenza. E’ vero che è un Paese che ha una sua peculiarità
cioè un Paese che è stato parte dell’Impero zarista e dell'URSS
e che dall’accesso all’indipendenza ha manifestato un
orientamento verso l’Europa e verso le strutture
euro-atlantiche. Abbiamo, quindi, in questo momento,
effettivamente, più che una contesa d’influenza, una dialettica
internazionale che riguarda alcuni dei major players
internazionali (ma non si esaurisce con essi). La Russia che ha
un approccio verso la Georgia in qualche modo influenzato da una
storia comune di circa due secoli, ed Europa e Stati Uniti che
ovviamente hanno preso atto dell’orientamento della leadership
georgiana, sia della Rivoluzione delle Rose ma ancora prima già
dall’epoca di Shevardnadze. Già allora, infatti, si era
manifestato un orientamento verso l’Europa e verso Washington
abbastanza chiaro e del resto lo stesso Shevardnadze mi aveva
personalmente detto che egli è molto grato agli Stati Uniti per
quello che hanno fatto dal momento in cui la Georgia ha acceduto
all’indipendenza.
La Georgia e la
regione caucasica ricoprono effettivamente una rilevanza
geostrategica nella politica mondiale?
In quanto alla
rilevanza geo-strategica nella politica mondiale, ogni
Ambasciatore che opera in una regione ritiene che quella regione
abbia un’importanza geo-strategica particolare. Io non mi
sottraggo a questa regola, quindi dico che effettivamente la
Georgia e il Caucaso del Sud hanno una valenza geostrategica. Ma
credo anche di poterlo dimostrare, perché innanzitutto
storicamente, essa fa parte di quella che era la famosa “Via
della Seta”, quindi un corridoio di transito importante, da un
punto di vista economico, di incrocio di culture. Poi c’è
l’aspetto importante di Georgia e Caucaso del Sud quale via di
transito delle risorse energetiche del Caspio. Solo questo
potrebbe giustificare la rilevanza dell’area. Ci sono poi anche
altri aspetti collegati al fatto che la Georgia si affaccia sul
Mar Nero, che è una zona dove si sta sviluppando una
cooperazione importante, la “Black See Cooperation”, della quale
la Georgia ne è un attore significativo. La Georgia, inoltre, si
trova in una fascia non distante, ed in certi casi addirittura
prossima, a zone del Medio Oriente di assoluto rilievo
strategico in questi anni ed in questi giorni, trovandosi al
Nord di Paesi come Iran ed Iraq. Tutti questi elementi credo
possano dimostrare il perché effettivamente il Paese abbia una
rilevanza geo-strategica.
Nel novembre
del 2003 ha avuto luogo a Tbilisi la cosiddetta “Rivoluzione
delle Rose” che ha condotto alle dimissioni dell’ex Presidente
Eduard Shevardnadze ed all’elezione di Mikhail Saakashvili,
sostenitore di una linea politica fortemente filo-occidentale
che mira a far entrare la Georgia nella NATO e all’integrazione
del Paese nelle istituzioni europee. In che modo questo evento
ha influenzato le relazioni internazionali del Paese, in
particolare i già complicati rapporti con Mosca?
Per quanto
riguarda i rapporti internazionali della Georgia bisogna dire
che la Rivoluzione delle Rose, e quindi la leadership che è
andata al poter dopo la Rivoluzione, hanno confermato e
rafforzato un orientamento occidentale ed euro-atlantico che
Tbilisi aveva già adottato nel periodo precedente. Quindi in
questo senso non c’è stata una rottura, ma una continuità con
degli elementi importanti, perché sia il fatto stesso che la
Rivoluzione delle Rose sia avvenuta in un certo modo e sia
perché è andata al potere una generazione di politici molto
giovani, ha fatto sì che l’attenzione nei Paesi occidentali, gli
Stati europei e gli Stati Uniti, si focalizzasse maggiormente
verso la Georgia. Il numero di visite di esponenti politici
occidentali dalla Rivoluzione delle Rose in poi è stato molto
significativo. Cito solo che da parte italiana, è venuto in
visita il Ministro degli Esteri Frattini, da parte americana il
Presidente Bush.
Quindi la rete
di relazioni internazionali della Georgia si è molto rafforzata
e la stessa classe politica georgiana è stata caratterizzata da
un particolare dinamismo anche nel settore delle visite, cioè i
georgiani hanno organizzato un numero di visite molto importante
nei Paese occidentali e negli Stati Uniti. Il risultato è stato,
quindi, quello di mettere il Paese sicuramente sotto i
riflettori della Comunità Internazionale ed in questo modo di
accelerare quel cammino di integrazione che sta ancora
chiaramente andando avanti: da un alto il processo di
avvicinamento all’Unione Europea, e dall’altro verso la NATO lo
dimostrano. I risultati di questo cammino hanno fatto in modo
che la Georgia fosse inserita già dal luglio del 2004 nella
“Politica europea di vicinato” da parte dell’UE. Per quanto
riguarda la NATO sono stati fatti passi avanti, direi
significativi, verso quella che potrà essere un’opzione
sull'ingresso in quest'istituzione.
Per quanto
riguarda i rapporti con Mosca, effettivamente sono complessi.
Tale complessità deriva da una serie articolata di elementi
storici, politici, economici, sociali e culturali. Mi sembra di
poter dire che ci sono comunque dei segnali incoraggianti,
l’ultimo dei quali è l’ “Accordo di Soci” sul ritiro delle forze
russe presenti con due basi in Georgia. Questi segnali fanno
pensare, almeno in prospettiva, ad una riqualificazione dei
rapporti con la Russia, anche perché il governo georgiano ha ben
preso atto che la geografia è quella che è, e quindi bisogna
avere un rapporto non conflittuale, ma al contrario costruttivo
e di collaborazione con il vicino del nord, perché le
ripercussioni politiche ed economiche di questo rapporto sono
ovvie.
L’Ambasciata
d’Italia in Georgia con sede a Tbilisi è stata istituita nel
2000 e da allora i rapporti bilaterali tra i due Paesi hanno
conosciuto un notevole sviluppo. Di quale natura sono le
relazioni tra Italia e Georgia? Ed in particolare, in campo
politico quali sono stati gli eventi di maggiore rilievo che
hanno caratterizzato queste relazioni?
Il Ministro
degli Esteri Gela Bezuashvili poche settimane fa, quando abbiamo
avuto un incontro per passare in rassegna lo stato delle
relazioni bilaterali, mi ha detto una frase emblematica di
quelli che sono i nostri rapporti: ”Lo stato dei rapporti con
l’Italia rappresenta un caso di studio e un caso esemplare di
come dovrebbero essere le relazioni della Georgia con i suoi
partner”. Limitandoci agli eventi politici, si può cominciare
con il notare che tra Italia e Georgia esiste un vero e proprio
dialogo “rafforzato” e questo si può dimostrare con vari esempi:
innanzitutto le visite. Le visite di politici italiani per
qualità e quantità in Georgia non sono inferiori a nessun, per
quanto io ne sappia, paese qui presente con una propria
Ambasciata.
Per quanto
riguarda le visite georgiane in Italia, il Presidente
Saakashvili ha effettuato una visita ufficiale in Italia poco
più di un anno fa con una grossa delegazione al seguito, e lo
stesso Presidente è tornato due settimane fa in Italia per un’
iniziativa a carattere multilaterale, ma ha potuto avere
incontri a carattere bilaterale che hanno contribuito a
rafforzare le nostre relazioni. Le visite aiutano a creare e a
consolidare questo dialogo.
Sempre sul
piano politico, accanto al dialogo tra interlocutori politici,
si inserisce tutta una serie di azioni che il ministero degli
Esteri e l’Ambasciata portano avanti per articolare al massimo
questo dialogo, per qualificarlo e riqualificarlo sempre di più:
penso, ad esempio, a tutti i vari strumenti legislativi
predisposti dall’Italia per assicurare assistenza tecnica alla
Georgia che si sono poi concretizzati in programmi di sostegno
in vari settori. Poi ci sono, secondo me, alcune iniziative
ad hoc che possono far capire a che livello l’Italia si è
impegnata in questa regione. Ne cito solo una, quella della
delegazione mista georgiano-abkhaza in Trentino-Alto Adige
organizzata dall’Ambasciata con il sostegno del ministero degli
Esteri che per la prima volta ha consentito ad una delegazione
mista di georgiani ed abkhazi ad alto livello (perché parliamo
per la Georgia, del Ministro per la Risoluzione dei Conflitti, e
per l’Abkhazia, del Ministro de facto degli Esteri) di
avvicinarsi e studiare un modello come quello dell’Alto Adige,
che può essere un utile riferimento nella prospettiva di
soluzione del conflitto interno della Georgia. In questo senso
questa missione ha costituito un esempio e un primo passo di
ulteriori missioni che stiamo cercando di realizzare in merito
ad un altro conflitto congelato, quello dell’Ossezia del Sud.
(CONTINUA)
|