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I confini dell'Europa
di Maura
Morandi
In occasione
della celebrazione dei cinquant’anni dei Trattati di Roma, la
Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, in collaborazione con
l’Associazione italo-tedesca di Sociologia, ha organizzato, il
30 e 31 marzo a Trento un convegno per riflettere sui confini
dell’Europa.
Una prima giornata è stata dedicata ai contributi sul tema da
parte di esponenti di varie discipline quali sociologia, storia,
economia e scienze politiche. Nella seconda giornata sono stati
chiamati a dibattito esponenti politici di rilievo in
rappresentanza delle istituzioni europee, di alcuni stati
dell’Unione e di paesi posti oggi ai confini dell’Europa. Tra
questi ultimi erano presenti anche Nino Nakashidze, vice
Presidente della Commissione per le relazioni esterne del
Parlamento della Georgia, e Emin Eyyubov, Ambasciatore della
Repubblica di Azerbaigian presso le istituzioni europee.
Durante il suo intervento Nino Nakashidze ha messo in luce il
costante bisogno di sostegno dei nuovi paesi democratici nati
dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica da parte delle
“vecchie” democrazie europee. “Sappiamo che la democrazia non si
costruisce in un giorno ma è un processo molto lungo al quale
l’Europa ha lavorato per secoli. Per questo motivo è molto
importante mostrare ai nuovi stati indipendenti la strada da
seguire per continuare nel processo di sviluppo democratico” ha
spiegato la parlamentare georgiana, affermando inoltre che “per
rendere questo processo irreversibile, abbiamo bisogno del
vostro aiuto”.
Nakashidze ha poi affrontato il tema delle nuove sfide che
l’Unione Europea si trova a fronteggiare in materia di sicurezza
dopo l’ultimo allargamento, riconoscendo l’interesse di ogni
stato sviluppato e democratico ad avere come vicino uno stato
forte e stabile. “Uno dei maggiori problemi dell’Europa” ha
dichiarato la rappresentante georgiana “è costituito dalla
sicurezza dei confini. A questo proposito la questione
principale è quella dei conflitti irrisolti nei paesi
confinanti. Qualcuno potrebbe ritenere che tali conflitti sono
lontani dalla realtà europea, ma posso assicurarvi invece che le
minacce causate dai territori in preda all’anarchia sono molto
vicine ai confini dell’Europa. Uno degli esempi più chiari è il
conflitto in Transnistria, che confina con l’Europa dell’Est”.
Secondo Nakashidze anche i conflitti interni che la Georgia sta
affrontando dovrebbero essere seguiti con attenzione dall’Unione
Europea, in quanto “oggi il nostro Paese sta cercando di
risolvere due conflitti nelle regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia
del Sud tenuti in essere artificialmente”. Per la parlamentare
georgiana non si traterebbe di "conflitti causati da
rivendicazioni delle minoranze etniche, bensì dispute tra lo
stato indipendente della Georgia e la Federazione Russa”.
Nakhasidze ha spiegato che gli interessi della Russia a
mantenere una situazione di ostilità e instabilità lungo i
propri confini sono molteplici. Per prima cosa “la Russia sta
cercando di usare le zone di conflitto come meccanismi per
esercitare pressione politica sulla Georgia al fine di
assicurare la sua presenza nella regione”. La Federazione Russa,
inoltre, “non intende permettere che la Georgia diventi un
modello di successo della trasformazione democratica, fatto che
darebbe motivo ad altri paesi dello spazio post-sovietico di
scegliere la via dello sviluppo democratico e dell’integrazione
nelle istituzioni europee”.
Un altro punto fondamentale riguarda le risorse energetiche
perché “data la sua collocazione geografica, la Georgia può
essere una via alternativa alla Russia per i rifornimenti
energetici verso l’Europa, che è evidentemente contro
l’interesse russo”. Ci sono progetti già finanziati dall’UE per
il trasporto diretto delle risorse energetiche in Europa
attraverso la Georgia e la Turchia. Uno di questi è il Progetto
Nabucco, che prevede il trasporto di gas dal Kazakhstan. Il
progetto è stato voluto “dall’Unione Europea ma la Russia sta
cercando di ostacolarne la realizzazione attraverso la
negoziazione di accordi bilaterali con gli stati europei”.
Nakhashidze ha ammonito l’UE dicendo che se “gli stati membri
cedono su questo punto e aboliscono il progetto Nabucco,
l’Europa può ritenersi responsabile di aver contribuito al
dominio di Gazprom nella regione”.
Un’altra questione “molto irritante per la Russia” è
rappresentata dalle aspirazioni della Georgia verso la NATO e
l’UE. La parlamentare georgiana ha ammesso che “noi sappiamo che
l’integrazione della Georgia nelle Istituzioni europee è una
prospettiva a lungo termine. Sappiamo anche che sia l’Unione
Europea sia le nuove democrazie devono prepararsi seriamente
durante questo processo”. Nakashidze ha riconosciuto, quindi, la
necessità di avere degli standard che i paesi devono soddisfare
per diventare membri, ma ha anche dichiarato che “è molto
importante che l’Europa tenga le porte aperte, che non si
trasformi in un club chiuso e che dia il benvenuto ai paesi nei
quali si sta verificando davvero un’evoluzione democratica”.
Il rappresentante dell’Azerbaigian, Emin Eyyubov, ha a sua volta
messo in evidenza come il tema della conferenza sia molto
importante per la ridefinizione delle relazioni tra Unione
Europea e Caucaso. “La questione dell’identità è un tema molto
complesso perché dipende da molteplici discipline quali la
geografia, la storia e l’etnografia” ha dichiarato
l’ambasciatore azero, “ma non dobbiamo dimenticare fattori quali
la sicurezza, la governance e gli interessi economici”.
“Sappiamo quali sono i confini dell’Europa ad ovest e a sud” ha
continuato Eyyubov “ma la discussione è ancora aperta su dove
porre i confini ad est. Alcuni sostengono che la catena degli
Urali è una frontiera naturale, altri vorrebbero inclusi tutti i
territori fino a Vladivostok”.
Anche il rappresentante dell’Azerbaigian ha sottolineato come le
attuali esigenze dell’Unione Europea siano da individuare nella
sicurezza, stabilità e prosperità lungo i suoi confini e come la
Politica europea di vicinato sia nata per rispondere a queste
questioni. L’inclusione delle Repubbliche del Caucaso del Sud
nella Politica di vicinato, lanciata nel 2003 dall’Unione
Europea con il fine di impostare i rapporti con i nuovi paesi
confinanti dopo l’allargamento ad est, “indica che la regione ha
acquisito un chiaro profilo nelle politiche dell’Europa”.
Secondo Eyyubov gli strumenti previsti dalla Politica di
vicinato “permetteranno di incoraggiare le relazioni politiche
ed economiche tra UE e Azerbaigian” e la loro implementazione
“contribuirà all’integrazione del nostro Paese nelle Istituzioni
europee”. La Politica di vicinato, inoltre, prevede “la
possibilità di stabilire nuove relazioni contrattuali tra gli
stati caucasici e l’Unione, a tempo dovuto”. “L’Azerbaigian non
è lontano dall’Unione Europea” ha affermato il rappresentante
azero e “costituisce un ponte per le comunicazioni ed il
trasporto delle risorse energetiche dal Mar Caspio e dall’Asia
Centrale verso l’Europa”.
Eyyubov ha concluso invitando l’Unione Europea a “non cercare di
definire i confini perché si definiranno da soli, in modo
naturale, sulla base della condivisione di valori quali i
diritti umani, i principi democratici e lo stato di diritto.
Valori che rispecchiano, tra l’altro, i criteri per diventare
membri dell’Unione. Anche Robert Schuman, uno dei padri
dell’integrazione europea, affermava che l’Europa dovrebbe
rimanere aperta a tutti coloro che condividono dei valori
comuni”.
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